Ali - Foreman

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Ali - Foreman

Messaggio  Admin il Lun Lug 13, 2009 10:50 pm

È stato uno degli incontri che ho visto più volte in tutta la mia vita, più che altro perché non mi riesco ancora a capacitare del risultato. Ci troviamo a Kinshasa, nello Zaire, il 30 ottobre 1974. A volere questo match fu il presidente Mobutu, che aveva preso il potere alla guida dello stato africano nel 1965; la situazione politica qui era molto strana, dato che era stato da poco abbattuto il regime coloniale. L’altro uomo che aveva voluto l’incontro in questo luogo era proprio Cassius Clay\Muhammad Alì, ormai simbolo dell’emancipazione nera non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. Messosi a capo della folla locale, Alì non perse tempo a descrivere Foreman come un “figlioccio” degli ex collaborazionisti locali. Il chiasso lo fece Alì, nei giorni precedenti il match, mentre Foreman, dopo ogni allenamento, si ritirava, in solitudine con il suo staff, nel suo attico sulle alture della zona. Da sottolineare che Foreman usava, in allenamento, un sacco pesante circa tre quintali, e che il suo assistente, il leggendario Archie Moore (il più grande peso medio-massimo di tutti i tempi, colui che ha totalizzato più K.O. in assoluto nella storia della boxe, e che inflisse anche un K.d. a Rocky Marciano), nel tener fermo il sacco doveva stare attento a non finire per terra sotto le terribili martellate di “Big George”. Il match è strano, forse per l’atmosfera, per il clima caldissimo, quasi soffocante. La disputa era stata rimandata di sei settimane perché Foreman si era infortunato durante un suo allenamento all’arcata sopracciliare. Lo sparring-partner di Alì per questa sfida era l’ancora sconosciuto Larry Holmes, l’uomo che appena quattro anni più tardi sarebbe diventato campione del mondo. Questi i dati ufficiali prima delle ostilità: peso per Alì 96,1 kg.; peso per Foreman 99,7 kg.; altezza per Alì 1 metro e 90; altezza per Foreman 1 metro e 90; età 32 anni per Alì e 26 per Foreman; circonferenza torace (a riposo) 109,2 cm. per Alì, lo stesso per Foreman; circonferenza torace (espanso) 114,3 cm. per Alì e 115,5 cm. per Foreman; cintura (vita) 86,3 per Alì e lo stesso Foreman; coscia 66 cm. per Alì e 63,5 cm. per Foreman (oltre l’allungo e la circonferenza pugno, è l’unico dato in cui Alì è migliore di Foreman, eccoci allora svelato il segreto del suo ottimo gioco di gambe?…); circonferenza pugno 33 cm. per Alì e 31,7 cm. per Foreman; collo 44,4 cm. per Alì e 44,4 cm. per Foreman; allungo 203,2 cm. per Alì e 199,4 cm. per Foreman. Le prime riprese sono a favore di Foreman, anche se i suoi colpi non sembrano affatto gli stessi che hanno mandato al tappeto gente come Ken Norton e Joe Frazier. Ci sono varie versioni di esperti, tifosi ed appassionati riguardo questo incontro. Alcuni dicono che Alì era effettivamente il più grande e per questo è riuscito a mettere al tappeto un omone come Foreman, altri sostengono che Foreman abbia perso perché impressionato dalla personalità di Alì e dal luogo e dalle persone di quella zona, nonché da quella strana atmosfera, altri ancora dichiarano che Foreman era ormai in declino all’epoca dell’incontro e che se si fosse fatto il match qualche anno prima avrebbe sicuramente vinto (c’è da dire che Foreman non era vecchio all’epoca, aveva 26 anni contro i 32 di Alì, ma non dimentichiamoci che per ben tre anni quest’ultimo non combattè affatto, mentre Foreman in quel periodo aveva affrontato avversari su avversari battendoli tutti), e infine c’è anche gente che sostiene che il match era del tutto truccato, versione forse un po’ esagerata, ma forse neanche del tutto lontana alla realtà. Arrivati all’8° round Foreman avanza ancora, ma sempre con indecisione ed insicurezza, in apparenza, Alì è lesto a schivare un suo colpo stanco, ma comunque in grado di far male, così Foreman si ritrova incastrato nelle corde, Alì lo mitraglia, George si gira e un altro tremendo gancio lo manda al tappeto. Ora, vorrei fare un commento riguardo al K.O. di George Foreman: subito dopo aver preso il gancio di Alì al volto, non è caduto improvvisamente, come per la maggior parte delle volte avevano fatto, nel corso della storia, altri illustri pugili, ma ha girato su se stesso, come quasi a voler trovare una posizione a lui comoda. I K.O. generalmente sono sempre “scomodi” , per la posizione dei combattenti quando cadono a terra esamini, ma in questa occasione il K.O. di Foreman mi è sembrato comodissimo, se visto al rallenty, pare addirittura che Big George abbia compiuto quell’incredibile giravolta su se stesso per cadere in un modo poco rischioso, e, come detto prima, a lui non molto scomodo; altra cosa molto sospetta è il fatto che immediatamente dopo il “10” dell’arbitro è scattato in piedi come una molla ed ha raggiunto il proprio angolo (ho visto pugili che si sono risvegliati dal K.O. quando ormai erano già negli spogliatoi…). Potrò sembrare poco obiettivo in quello che sto per dire, ma il mio sospetto è che Foreman non fosse affatto K.O. in quell’apparentemente tragico momento, come se non bastasse sembrava l’ombra del Foreman che mise al tappeto Norton e Frazier qualche tempo prima: i suoi colpi mancavano di quella stessa potenza, era molto meno veloce, ed è andato K.O. ( che poi ancora non capisco come un uomo che abbia resistito ai potenti colpi di Ken Norton e ai tremendi ganci sinistri di “Smoking Joe” Frazier ceda ai pugni molto più leggeri di Muhammad Alì…), faccenda molto strana, inoltre, è anche il fatto che tra questi due pugili non ci fu mai più una rivincita. In tutti gli incontri da lui disputati, George Foreman andò solo una volta K.O., contro Alì. In effetti , dicendo la mia, avendo visto tutti i match di Alì, e per contro, anche tutti quelli di Foreman, sostengo che questo match, molto strano come ho detto e ridetto più volte, e anche molti altri vinti dallo stesso Alì, ( i due contro Liston, quello contro Archie Moore, il secondo con Frazier, il secondo e il terzo contro Ken Norton, quello contro Jimmy Young, che fu la vittoria più scandalosa in assoluto, quello contro Earnie Shavers, i due contro Joe Bugner e quello contro Ron Lyle), mi fanno pensare che tutti quelli che sostengono ancora oggi che questo match è stato pilotato, potrebbero anche avere ragione…
ad ogni modo qualche tempo dopo il match si seppe che Foreman era stato addirittura drogato col cibo e l'acqua che aveva il sapore di medicina...in più il ring era più grande del solito e le corde erano state allentate, per permettere ad Ali di attutire di più i colpi, una volta appoggiatovisi....
questo match fu il primo ad essere organizzato da Don King, che alla fine del match era saltellante e al settimo cielo dalla felicità....
era stato tutto preparato "a puntino"....Foreman doveva perdere....
una cosa è sicura...droga o non droga...Big George soffriva molto di pressione bassa...e l'altitudine di quel luogo, unite alla temperatura e all'umidità altissime, lo indebolirono già di per sè tantissimo....
se si fosse disputato negli States, questo match, lo avrebbe vinto Foreman, nel giro di 3 o 4 round







A pensarla come me fu anche il grande Gianni Brera, il padre dei giornalisti sportivi:
« Il campione dei massimi che più mi ha impressionato è stato Foreman. Due o tre volte ho chiuso gli occhi al folgorante pendolo del suo uppercut smisurato. A ricevere quei colpi spaventosi era Frazier, che pure avevo visto ammaccare Muhammad Ali. Mio dio, che tremende balistae risultavano i suoi montanti! Poi, misteri della boxe e della negritudine ribelle, Foreman incontrò Ali a Kinshasa, in una notte greve e torbida. Alì aveva dalla sua gli dei della foresta e della savana. Non ho molto capito quell'incontro. Di Foreman non ho veduto un uppercut che è uno. Pareva che l'avessero stregato, che un filtro misterioso ne avesse improvvisamente ottenebrato le facoltà mentali. La negritudine fu soddisfatta a quel modo. Quando nello sport entrano di soppiatto questi veleni ideologici, non si può più seriamente parlare di tecnica: un uomo sensato pensa subito che qualcuno rida di lui a crepapelle, se appena esprime un giudizio che contrasta con la impoetica realtà delle combines e delle torte. »

(Gianni Brera - da "L'Accademia di Brera", "La Repubblica" del 1 luglio 1988)
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